Dash, fustino icona degli anni ’70
All’epoca degli anni ’70 e ’80, i fustini di detersivo Dash erano vere e proprie icone pop, oltre che il detersivo per famiglie più diffuso in Italia.
La ragione principale del loro successo è stata l’associazione con i nuovi valori dinamici dell’autorealizzazione e dell’individualizzazione. In un’epoca di introspezione sociale e politica, questi prodotti offrivano un ingrediente essenziale per la crescita personale: la conoscenza di sé. Questo nuovo valore era particolarmente rilevante in un’epoca in cui le persone cercavano di migliorare la qualità della propria vita.
Sensibili alle esigenze dei loro clienti, i produttori di detersivi si impegnarono a fondo per rendere i loro prodotti migliori e più moderni, cercando allo stesso tempo di renderli più significativi.
Il fustino Dash: una star televisiva
La versione fotografica dello spot del fustino di detersivo Dash, andato in onda in TV per oltre 30 anni, è sicuramente memorabile. Lo spot riportava sempre lo stesso messaggio: “Lava così bianco, che più bianco non si può!”, uno degli slogan pubblicitari più memorabili di sempre. Nel competitivo settore dei prodotti per la pulizia ci sono decine di prodotti tra cui scegliere, quindi avere una marcia in più rispetto alla concorrenza non è mai stato un compito facile. Nella foto, vediamo l’attore Paolo Ferrari che cerca di convincere una signora a sostituire il suo detersivo Dash con due fusti di un detersivo non brandizzato.

Uno dei più celebri testimonial dei primi caroselli fu il presentatore Mike Bongiorno, il cui compito era ogni volta sottoporre delle signore a diverse prove che mettessero in evidenza la qualità del detersivo Dash.
Tuttavia, il carosello che è rimasto maggiormente impresso nella mente di ogni italiano in quegli anni resta senza dubbio quello interpretato da Paolo Ferrari. Il successo di questo carosello fu tale che andò in onda per 11 anni, dal 1972 al 1983, finendo oggetto di diverse parodie (come quella degli Squallor).
I riutilizzi creativi una volta svuotato
Una volta svuotato, il fustino Dash si trasformava in un comodo contenitore in cui andava di tutto: dagli ombrelli ai giocattoli, dagli stracci a oggettistica di ogni tipo. I giovanissimi, poi, arrivavano ad utilizzarlo persino come il tamburo di un’ipotetica batteria.

Nel 1982, per venire incontro alle esigenze delle famiglie italiane alle prese con spazi sempre più ridotti delle proprie abitazioni, il fustino Dash abbandonò la sua iconica forma cilindrica per assumere la forma di parallelepipedo, più facile da conservare negli angoli, e assumendo la praticità di una vera e propria “valigetta”.
Il fustino Dash nella moda
Oggi i pochi fustini cilindrici sopravvissuti sono divenuti devi veri e propri oggetti da collezione. L’azienda lo sa bene e, infatti, in occasione del 50° anniversario, l’ha prontamente riproposto in edizione limitata.

E poiché la moda si fa interprete delle tendenze di massa, al fustino Dash è capitato addirittura di salire in passerella sotto forma di accessorio fashion, con la vincente capsule collection creata del brand Au Jour Le Jour che ha riproposto la sua grafica originale su diversi capi, dagli stivali, a un miniabito e infine su una borsa.






